CHI SIAMO

Nasciamo a Roma nel 2018 come piccolo laboratorio corale all’interno di una scuola di musica. Dal 2023 siamo Vocal Oddity: una famiglia di oltre 40 voci, di età ed esperienze diverse, unita dalla passione per la musica e il canto.

Oddity, in inglese “stranezza”, non è un nome a caso: siamo un coro pop a cappella che ama uscire dagli schemi e mescolare generi e stili. Dal pop dei giganti come Michael Jackson, Elton John, David Bowie, i Beatles, al gospel; dai canti marinareschi ai grandi cantautori italiani. In sintesi: qualsiasi brano che semplicemente ci ispiri. Ci accompagniamo anche con strumenti invisibili — mani e piedi — perché la body percussion è la nostra scusa ufficiale per fare un po’ di casino.

 Siamo parte dell’associazione Decanto (Feniarco), con cui promuoviamo il canto corale pop in Italia, in particolare tra i giovani. Collaboriamo con realtà culturali e sociali convinti che la musica sia prima di tutto condivisione: un linguaggio universale capace di unire e trasmettere energia positiva.

A dirigere questa ordinata follia c’è dal primo giorno il M° Raffaella Monza, che con santa pazienza prova a tenerci in tonalità e a tempo (spesso invano).

La direttrice

Raffaella Monza è una cantante, vocal coach e direttrice di coro con diversi anni di esperienza. Possiede il Diploma Accademico di Secondo Livello in Didattica della Musica, conseguito con lode presso il Conservatorio di Santa Cecilia. Dirige il coro del Liceo Lucrezio Caro e il coro aziendale di Bulgari. Insegna canto privatamente a ragazzi e adulti; prepara gli allievi per il conseguimento delle certificazioni internazionali Trinity Rock & Pop. Si occupa della formazione corale di ragazzi con disabilità in collaborazione con l’Associazione ONLUS ‘Il Melograno Rosso’.

Bassi

Condannati all’eterno “dum dum dum”. Quelle rarissime volte in cui gli tocca una lead si commuovono come se fosse Natale. Sono i più severi con loro stessi: dopo ogni concerto si chiudono in summit segreti, analizzando ogni errore e studiando piani strategici per non ripeterli. Spoiler: li ripetono comunque. Eppure, senza di loro, il coro sarebbe perso.

 

Bassi

Condannati all’eterno “dum dum dum”. Quelle rarissime volte in cui gli tocca una lead si commuovono come se fosse Natale. Sono i più severi con loro stessi: dopo ogni concerto si chiudono in summit segreti, analizzando ogni errore e studiando piani strategici per non ripeterli. Spoiler: li ripetono comunque. Eppure, senza di loro, il coro sarebbe perso.

 

Baritoni

Gli indecisi cronici. Troppo alti per fare i bassi, troppo bassi per fare i tenori. Ma guai a fargli notare che il vero problema è che hanno un’estensione vocale di tre note. La loro specialità? Fingersi sicuri anche quando non hanno la minima idea di cosa stiano cantando. D’altro canto, senza di loro, il suono dei bassi sembrerebbe quello di una nave che entra in porto.

Tenori

Specialisti in battute demenziali. Sono i più indisciplinati alle prove e regolarmente colpiti dalla sindrome di Freddie: cantare a squarciagola come se fossero a Wembley ‘86, coprendo il resto del coro. Tanto hanno quasi sempre la lead, e non perdono occasione di sottolinearlo. Hanno anche dei lati positivi, ma in questo momento non ci vengono in mente.

 

Tenori

Specialisti in battute demenziali. Sono i più indisciplinati alle prove e regolarmente colpiti dalla sindrome di Freddie: cantare a squarciagola come se fossero a Wembley ‘86, coprendo il resto del coro. Tanto hanno quasi sempre la lead, e non perdono occasione di sottolinearlo. Hanno anche dei lati positivi, ma in questo momento non ci vengono in mente.

 

Contralti

Le assenteiste per eccellenza. C’è chi sostiene vengano regolarmente reclutate dallo S.H.I.E.L.D. per salvare il mondo, e per questo ai concerti si presentano puntualmente in tre. Eppure, quando ci sono si sente eccome: sono indispensabili per dare equilibrio e profondità a tutto il coro. Sono poche, ma buone. Anzi, rarissime. E per questo le perdoniamo.

Mezzosoprani

Alias: l’ansia fatta corista. Sanno le parti a memoria, potrebbero cantarle anche nel sonno, ma per qualche ragione oscura l’incertezza tra loro regna sovrana. Sarà perché vivono una perenne crisi d’identità, sospese tra gli acuti dei soprani e le linee vocali complesse dei contralti (quando ci sono). Nonostante ciò, sono il collante che tiene insieme il tutto.

 

Mezzosoprani

Alias: l’ansia fatta corista. Sanno le parti a memoria, potrebbero cantarle anche nel sonno, ma per qualche ragione oscura l’incertezza tra loro regna sovrana. Sarà perché vivono una perenne crisi d’identità, sospese tra gli acuti dei soprani e le linee vocali complesse dei contralti (quando ci sono). Nonostante ciò, sono il collante che tiene insieme il tutto.

 

Soprani

Le dive del coro. Non conoscono mezze misure: o volano a frequenze udibili solo dai delfini, oppure rompono il muro del suono attentando ai timpani degli altri coristi e del pubblico presente. Per questo vengono sistematicamente redarguite dalla direttrice al grido di: “sì, ma state caaaaalme!”. Dal canto loro, c’è da dire che sono graziose. A volte.

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